I giovani leggono poco. Opinione diffusa e, semplicemente, dato di fatto.
Lo diceva pure Hemingway: “la metà degli italiani scrive; l’altra metà non legge.” E questo perché? Di motivazioni se ne possono trovare fin troppe. Alcuni sostengono che le cause di tale fenomeno risiedano nell’abbassamento del tasso di natalità e nel conseguente innalzamento dell’età media della popolazione: gli anziani sono meno scolarizzati rispetto alle nuove generazioni.
La verità invece è un’altra: non c’è interesse. E la colpa non è solo dei giovani: la loro crescita è infatti condizionata da vari fattori, a partire dalla famiglia, che, a quanto pare, non riesce a trasmettere il valore della lettura. La scuola, poi, certo non contribuisce sufficientemente a suscitare la curiosità degli studenti nei confronti dei libri. E’ vero anche che una passione c’è o non c’è, e si manifesta in un ragazzo fin dai primi anni di vita al di là del fatto che abbia ricevuto un insegnamento.
Quando un bambino viene a contatto con il libro, deve prima di tutto stabilire un buon rapporto con esso. L’assorbimento dei contenuti infatti avviene solo in un secondo momento. Nel caso la curiosità abbia catturato il piccolo, egli sarà in grado un po’ alla volta di divertirsi con letture di diversi generi e pure di recepire in maniera sempre più profonda il significato delle parole. Parte tutto da lì. La passione o il rigetto per la lettura si sviluppano durante l’infanzia. Tutto questo però ci accompagna fino alla fine, nella buona o nella cattiva sorte. Il non amare i libri porta a non amare leggere, da cui consegue il non leggere o il leggere poco e male per arrivare addirittura al non essere per niente informati.
La pigrizia conta? Spesse volte sì: guardando i risultati di alcune statistiche del 2006, si evince che quattro anni fa il 34,7% degli italiani non leggeva. Non mi si dica che era per mancanza di tempo: il tempo, volendo, si trova. Sempre. D’altra parte se andiamo a spulciare i sondaggi per vedere quali sono le letture più amate a casa nostra, non si può che rimanere esterrefatti: il giornale più letto è “La Gazzetta dello sport” con 400.000 copie vendute quotidianamente. Si consideri, poi, che una buona percentuale di giovani sta sull’”onda mocciosa”, ossia riescono a leggere soltanto Federico Moccia: lo scrittore di “Harmony” per adolescenti. Una tendenza che fa accapponare la pelle visto che, dopo cinque anni di superiori, l’esame di stato ci richiederebbe non solo solide basi culturali e ampie conoscenze, ma anche una coscienza critica che ci permetta di esprimere il nostro giudizio sulle cose che accadono. Un esame che dovrebbe considerare, di fatto, anche se siamo buoni cittadini. Altro che le storielle da quattro soldi sui giornali di gossip!
E’ inutile che proviamo a fare paragoni: la Polonia ci brucia con una percentuale di lettori nettamente superiore. Se pensiamo poi a un paese europeo membro del G8 quale la Gran Bretagna, scopriamo che là i giornali più letti sono il “Sun” e il “Daily Mirror”. Lettori stranieri… fatalità! Noi invece siamo costernati tra le sit-com americane le cui serie ci pervengono, doppiate, in ritardo di mesi e i telegiornali nei quali la seconda notizia è il prossimo matromonio tra Clooney e la Canalis.
Insomma, gli italiani non leggono e se leggono si tuffano su “Moccia”, “Cioè” e “ Le barzellette di Totti”. Nel tempo libero - che essi intendono come riposo assoluto – al massimo fanno zapping. Pensiamoci su e vediamo di uscire dalla casa del Grande Fratello. Fuori c’è un altro mondo che non sta certo ad aspettarci.
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